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Haiku siberiani

27 aprile 2020

La vicenda narrata in questo fumetto appartiene alla Storia. È la restituzione, affidataci dall’autrice, di un’oscura parte della Seconda Guerra Mondiale che ai più rimane sconosciuta: la deportazione del popolo lituano da parte dell’Unione Sovietica nei campi di lavoro in Siberia.

Protagonista il piccolo Algis, nonno dell’autrice Jurga Vile, che ci narra col suo sguardo bambino la tragica avventura della prigionia.

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A sorpresa, però, l’ultima cosa che arriva al lettore è la sensazione di tragedia. Questo capolavoro a fumetti parla di oscurità facendo vedere luce, parla di privazioni mostrando speranza, parla di tristi fatti permettendoci di trovare umorismo anche laddove meno ci saremmo aspettati di trovarlo.

Il mondo di Algis è popolato da personaggi memorabili, ritratti di un’umanità che dà il proprio meglio nelle situazioni più dure: solidarietà, resistenza, amicizia, coraggio.

E quindi abbiamo la Maestra Violetta che dà coraggio ai bambini facendoli cantare, Zia Petronilla, che con la sua passione per gli haiku, dona la speranza e ancora Veronica, Dalia e tutti gli altri.

Persino i morti, per Algis, non sono morti veramente, ma sono spiritelli buoni, che continuano ad essere presenti, laddove ve ne sia il ricordo.

Da queste pagine, emerge prepotente l’incredibile capacità di adattarsi alle situazioni terribili restando uniti, mantenendosi allegri, non perdendo mai la lucidità, la speranza, la voglia di vivere e di ridere anche, nonostante gli abusi e i traumi.

Resilienza è la parola chiave di questo straordinario fumetto che dà ai giovani lettori la grande possibilità di conoscere la Storia senza restarne travolti, ma piuttosto commossi e ricchi di empatia, il sentimento che più ci rende umani. [Sara Panzavolta, libreria Momo, Ravenna]

Ancora sui Bookcoin…

26 aprile 2020

Si parla ancora di Bookcoin e se ne parlerà sempre di più! Continuate a seguirci.
Qui sotto un altro articolo uscito oggi ne La Repubblica di Bologna. Durante la Bologna Children’s Book Fair, ALIR farà sapere quando inizierà la campagna “d’aiuto a tutti i piccoli lettori che da due mesi non entrano in bookshop e biblioteche”.

Lucilla

23 aprile 2020

Si dice che dietro a un grande romanzo ci siano sempre grandi ispirazioni. Talvolta esse si nutrono di realtà, talvolta di ricordi, nell’uno e nell’altro caso hanno carattere personale; universali invece le ispirazioni che si radicano in altre storie. Queste ultime legano i lettori in un senso di comunanza che rimane, che accoglie.

È il caso di Lucilla, primo romanzo di Annet Schaap, celebre e prolifica illustratrice olandese, che intreccia, con una naturalezza che non posso che definire ineffabile, rimandi chiarissimi a Il giardino Segreto, altri a La sirenetta, nutrendoli di innesti pirateschi, del topos fiabesco della madre morta, del fecondo elemento del grottesco, dell’emarginazione, della solitudine, degli elementi simbolici.Lucilla

E poi il coraggio, la dedizione, l’affidarsi senza remore dell’amicizia, l’amore.

Lucilla è l’unica figlia del guardiano del faro. Il suo vero nome sarebbe Emilia ma il padre non sopporta di chiamarla così, perché è lo stesso della moglie morta, amatissima. Il dolore per questa perdita che li accomuna inficia l’amore che li lega. Il padre di Lucilla è diventato cupo, violento, sempre fuori di sé per via dell’alcool nel quale si rifugia, costringendo la piccola a farsi carico di responsabilità che non dovrebbero esserle proprie.

In una notte di tempesta, tradita dall’amico vento, Lucilla è protagonista di una tragedia che cambierà il corso della sua esistenza. È costretta a cambiar casa, diventa ospite di una villa cupa e lugubre in cui tutto sembra in abbandono, tutto sembra ruvido, umido, ammuffito, persino i sentimenti. Eppure, da quella villa così malandata, abitata da anime malandate e stracche usciranno a popolare la realtà vite nuove, nuovi sentimenti, nuove possibilità, magia e fiaba. [Barbara Ferraro, libreria Il Giardino Incartato, Roma]

A Universe of Stories. Starring: The Book!

22 aprile 2020

La ricerca dei libri che parlano di libri è iniziata qualche tempo fa quasi come un gioco e siamo molto lieti di vedere che, grazie alla collaborazione con Bologna Children’s Book Fair e Accademia Drosselmeier, la nostra ricerca, rivista, arricchita e valorizzata abbia preso la forma di una mostra che sarà lanciata domani, Giornata Internazionale del libro e del diritto d’autore, sul Sito della Fiera.
A Universe of Stories. Starring: The Book! è un’esposizione in cinque stanze che saranno attraversate da visitatori di tutto il mondo che sfoglieranno il meglio della produzione mondiale di picture book che raccontano librerie, biblioteche, scrittori, il libro e la lettura, autori ed illustratori.
Siamo orgogliosi di aver dato il nostro contributo a questo progetto che, in un momento di grande difficolta che ci sta obbligando a percorrere nuove strade ed ad allargare lo sguardo, ci ricorda che dobbiamo continuare a farci aiutare dai libri per riflettere sulle grandi domande che ci vengono poste dalla contemporaneità.
Elena
La casa sull’albero (Arezzo)

Storie per bambini perfetti

21 aprile 2020

Storie per bambini perfetti della statunitense Florence Parry Heide è stato scritto nel 1985, preceduto nel 1978 dal “gemello” Favole a cui non badare troppo (con però il contributo di Sylvia Worth Van Clieff). Tradotti da Paolo Maria Bonora (Bompiani editore), i brevissimi racconti sono accompagnati dalle illustrazioni di Sergio Ruzzier, che con il suo stile riconoscibile e umoristico evidenzia ancora di più il tono sarcastico e di morale ribaltata delle scene narrate.

Dimenticate una visione edulcorata dell’infanzia, arrendetevi all’idea che gli adulti hanno dei limiti grandi come case, e non scandalizzatevi. Viceversa, questi libri ai vostri bambini non li farete mai leggere. E invece le Storie per bambini perfetti a loro, dai 6 anni in su, fanno terribilmente ridere. E Alir lo ha candidato nella terzina Orbil Narrativa 6-10 anni.Storie per bambini perfetti

Gli otto testi sono brevi e impertinenti, talvolta crudeli, e ciascuno dedicato a un protagonista diverso. Cè Ruby che ha il compito di badare al fratello, cosa che infatti fa e con attenzione… lasciandolo libero di mettere la casa in totale disordine; c’è Gloria che con sopraffina astuzia velata di “chi io? ” fa sì che d’ora in poi sia la sorella Gertrude a lavare i piatti. Bertha, che costringe la madre a una caccia al tesoro sfiancante palesando le dinamiche ripetitive dei bambini, e così via. La vita normale quotidiana e le relazioni sono sottoposte a uno sguardo in cui perfezione/imperfezione sono relative.

A partire dal 1967 l’autrice (1911-2011) ha scritto un centinaio di testi, tra albi, romanzi, teatro e poesia, per bambini ma in Italia è arrivata solo con questi due titoli. Chissà se gli editori non andranno a recuperla… Magari i tre del classico The Shrinking of Treehorn. Con una consapevolezza però: non sono testi facili, non perché complessi, ma perché devono superare lo scoglio dell’adulto che facilmente dirà: “Ah no, non vanno bene; non sono adatti”. Quanti utili trucchetti, invece, imparerebbero i piccoli per imbrogliare loro, gli amichetti e i fratelli! Divertendosi per giunta. [Bianca Belardinelli, Libreria Cuccumeo, Firenze]

Il progetto Bookcoin ricorda che…

18 aprile 2020

Questa mattina a pagina 2 de Il Foglio, un articolo di Nadia Terranova che parla di noi, delle nostre proposte e dei nostri progetti futuri.
Leggete qui sotto, diffondete e continuate a seguirci.
Le immagini dei tre Bookcoin sono di Ivan Canu.

Lupa bianca lupo nero

17 aprile 2020

Al centro del romanzo Sauveur Sant-Yves, uno psicologo di colore, di origine antillesi, che riceve i pazienti nella sua casa-studio ad Orléan in cui vive con il figlio di otto anni, Lazare.  Sauveur riceve bambini, ragazzi e adulti che si confidano con lui e cercano di risolvere i loro problemi.
Adolescenti alle prese con le difficoltà della crescita, che stanno facendo i conti con le proprie origini, famiglie che si separano, si ricompongono, si mescolano, specchio di una società colma di contraddizioni e differenze, che fatica spesso a comprendersi e accettarsi. Sono tante le voci che abitano questo libro, ognuna portatrice di una storia e di una complessità che meriterebbero un romanzo a sé.
C’è Ella, 12 anni, che rifiuta la scuola e vorrebbe essere un maschio, Margaux, una ragazzina contro, che si provoca taglie e cicatrici.

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Ci sono poi le due figlie adolescenti che rifiutano una madre diventata lesbica. C’è poi Cyrille che a nove anni fa pipì a letto e Gabin, figlio adolescente di una madre ricoverata in psichiatria che il dottore sta ospitando a casa propria. Il dottor Sauveur è uno psicologo assolutamente dedito al suo lavoro, attento e molto concentrato sui suoi pazienti. Dopo i suoi innumerevoli appuntamenti attraversa il corridoio che collega lo studio alla sua casa ed è il padre di Lazare. Ma nonostante la sua professione, non è facile nemmeno per lui fare i conti con il suo ruolo di genitore e con la sua storia famigliare.
Quello che viene fuori, come spesso nei romanzi di Murail, è una fotografia un po’ impietosa degli adulti. Ridiamo delle loro incapacità ed inadeguatezze, ma è un sorriso bonario e pieno di umanità quello che ci accompagna nella lettura, perché in fondo questo libro è pieno di amore e di speranza. [Elena Giacomin, libreria La casa sull’albero, Arezzo]

Marie Curie. Nel paese della scienza

13 aprile 2020

Nella storia di Marie Curie, Maria Sklodowska, scritta da Irène Cohen-Janca e illustrata da Claudia Palmarucci, c’è un limpido equilibrio tra l’avventura della scoperta, il sacrificio dal sapore dickensiano, le contingenze avverse, la caparbietà e la generosità della scienziata, la guerra, la morte. Tutto radicato in un cofanetto di legno e piombo. Uno scrigno contenente del radio, inavvicinabile, pericoloso, eppure prezioso. Tutto racchiuso tra le pagine di un volume che si apre e si chiude davanti a un vecchio edificio di mattoni, un istituto di ricerca, dietro i cui vetri passa, si dice, un’ombra leggera e nel quale Marie Curie scrive la propria storia e la storia della scienza.

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I dolori e le gioie di quanti popolano questa storia più o meno da protagonisti, sono sempre lì, dietro la lieve cortina verde cinabro che tutto ricopre e tutto ammanta, fino al momento più crudele, quello che corona drammaticamente la dedizione di Marie alla ricerca e al progresso, non solo scientifico ma anche culturale; lei che donna, prima al mondo, vincerà il Premio Nobel per la fisica per le ricerche sulla radioattività. Quando le conferiscono il premio, assieme a suo marito e a Henri Becquerel, deve restare silente e seduta: è una donna, non può far altro in questa occasione formale. Ma è lì e da seduta, immobile e in silenzio, decide per tutti. Potrebbero diventare ricchi se brevettassero la loro scoperta. Ma Marie non ci pensa due volte e decide di rivelare agli scienziati di tutto il mondo i risultati delle loro ricerche.

Claudia Palmarucci ha scandagliato una mole enorme di materiale su Marie Curie, prima di realizzare le numerose tavole che, assieme al testo di Irène Cohen-Janca, fanno questo libro. In ciascuna di essa c’è una base che cita la fluorescenza del radio, c’è la resa biografica, ci sono le citazioni di opere celebri dell’arte che diventano parte integrante, con tutta la loro carica significante, della narrazione. Narrazione che ben rende la determinazione, la dedizione e l’intelligenza di una donna che ha realmente cambiato il corso del nostro tempo. [Barbara Ferraro, Libreria Il Giardino Incartato, Roma]

I cuscini magici

9 aprile 2020

Re Arraffone I ha emanato tantissime leggi che stabiliscono che i suoi sudditi debbano amarlo a più non posso, eppure non si sente amato da loro. Ce ne sono numerose che, a scapito della libertà dei suoi cittadini, lo portano ad essere elegantissimo, piacente; ciononostante, non si sente amato a sufficienza, anzi, deriso, detestato.

«A dire la verità… Sebbene siano tenuti a farlo, i vostri sudditi non vi amano, Vostra Eccellenza» disse facendo volteggiare nelle lunghe mani ossute un komboloi, il rosario greco fatto di perline. «E vi spiegherò il perché…»
«Parla!»
«Non vi amano perché la notte sognano…»

In queste poche righe sta tutto quanto rende I cuscini magici un libro che non può mancare nella libreria dei giovani lettori che approcciano le lettura autonoma e ricercano in essa una pienezza semplice, avvincente, diretta.

Si innesta sul principio classico del re tiranno, che pretende adulazione, che impone deferenza, e sulla verità delle cose che nonostante tutto si fa largo, trova la sua via di fuga. C’è quindi la prepotenza cui sfuggire, e c’è la magia del sogno, che è la strada principale verso una presa di coscienza che invece si radica nella realtà e che quindi, quando ne individua un’altra ben possibile, induce alla rivalsa eroica.I cuscini magici

Il re impone leggi durissime: niente feste, niente sorrisi, niente domeniche, che diventano ‘prelunedì’. Ma questo non basta a levare la gioia dal panorama, per cui il malefico scienziato di corte avvierà la produzione di cuscini diabolici, che non permettono di sognare, che, imbottiti con manciate di rimorso, respiri di spie, sussurri di traditori e cinghie di frusta, altro non generano se non incubi.

Con illustrazioni a inserti o piena pagina (di Noemi Vola), un carattere ad alta leggibilità, la penna di Evghenios Trivizàs, autore greco dall’ironia vivace, I cuscini magici rivela di quanto potere siano intrisi i sogni e di quanto sia pericoloso quando si trasformano in incubi: assieme alla gioia dell’evasione scompare presto anche la forza per ribellarsi. E proprio come in un sogno, esattamente come in un incubo, il ritmo si fa serrato, la lettura avvincente, fino alla “terribile notte della riscossa” in cui si scioglie in una conclusione che afferma il potere dei sogni e della libertà.
[Barbara Ferraro, libreria Il Giardino Incartato, Roma]

Cosa c’è nella tua valigia?

7 aprile 2020

Uno strano animale, dallo sguardo stanco, la schiena ricurva di peso e pensieri, trascina una grossa valigia. Arriva scalando una montagna che sembra essere l’ultimo ostacolo da superare dopo un lungo viaggio. Passando, attira lo sguardo degli animali del luogo: una gallina, una volpe, un coniglio. La loro curiosità prende la strada lunga e indaga sullo strano animale, ma in maniera indiretta. Si chiede, la gallina, che cosa ci sia dentro la valigia. La risposta dello straniero la lascia di stucco. Nella valigia c’è una tazza. Ma non solo una tazza, anche un tavolino e una seggiola, e una piccola capanna che è la sua casa. La valigia contiene tutta la sua casa.

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Lo strano animale non da alcun fastidio a nessuno, risponde con garbo a tutte le domande, desidera solo riposare, si accoccola di fianco alla valigia, che contiene tutta la sua casa, e dorme. La gallina lo guarda diffidente dall’alto in basso: mai visto un animale così. Il coniglio conviene con lei, è ben strano, ma secondo lui bisognerebbe lasciarlo riposare. La volpe no, proprio non si fida. Sguardo sottile punta il naso: devono guardare nella valigia.

E cedono tutti e tre al malanimo di uno solo. La valigia si rompe, la tazza si rompe, la fiducia si rompe. Mentre tutto si rompe, due cose tengono ogni cosa assieme, restando integre: la verità e i sogni.

I sogni dell’essere strano sono vividi e si aggrappano alla verità, che attraversa gli animi dei tre, quando se la ritrovano davanti sotto forma di una tazza, rotta, e di una foto. Attraversa gli animi e li scuote, muovendoli verso la presa di coscienza, l’accoglienza.

Cosa c’è nella tua valigia? di Chris Naylor-Ballesteros, edito da Terre di Mezzo, è un albo narrato con semplicità, che si nutre di empatia e illustrato con una semplicità altrettanto netta, con figure dai contorni sfumati, che ne suggeriscono lievi movimenti, i colori pieni. [Barbara Ferraro, libreria Il Giardino Incartato, Roma]